lunedì 10 giugno 2013
sabato 8 giugno 2013
LA PRIMA COMUNIONE DI JACK LO SMEMBRATORE
Ieri osservavo indefesso la prima comunione di Jack lo Smembratore,
pessimo fautore dell’evoluzione fallita del secondo comandamento di Me Medesimo[1].
Notai di soppiatto questa cerimonia concludendo tra me e me: “scadente
il piccoletto, occorre che me metto a faticà in modalità Cyborg Bennett 23”. Presi
l’Astuccio motocoltivatore, esitando oltremodo, quando Gelindo da Rotterdam si
fiondò contro Corrente Pietro, nonno di Giosuè Impallinatore, e costui reagì in
modo oltraggioso. Incollerito, il prelato ricchione balbettò salmi all’incontrario
evocando Furia Cieca di Rutger Hauer, la quale si dispose malevolmente nei
confronti di Me Medesimo Altissimo.
La sventurata non sapeva leggere a contrario, perché 2+2 fa 3 nelle
lande desolate cubiche esponenziali.
Estrassi una giumenta turca valleverde e lavagna autocancellante:
mescolando il tutto ottenni Ciavarreteca Lunare per non vedenti. La poveretta
tentò di instaurare un golpe subliminale in Lettonia senza esercito, usando un
Pascale qualunque a mò di infiltrato. Il KGB fu informato da Me Medesimo delle
manovre subdole ai danni della cerimonia intera.
giovedì 23 maggio 2013
ALLA CONQUISTA DELL'AFRICA NERA
Adesso è l’ora di stabilire quali priorità devono apparire
fondamentali. L’inizio del mio vagare fu deciso dalla Divina Provvidenza perché
il mio volere è destinato a sconfiggere chiunque osi soltanto pensare
lontanamente di contestare la Regola del Tagliere.
Fu circa venti anni fa che decisi di intraprendere questo lungo
viaggio. Avevo addosso solamente una mutanda sacra e un gigantesco machete. Ero
giovane allora, ma la mia volontà superava di gran lunga quella del povero
Gigliola Cinguetti.
Non capisco il significato di certi comandamenti. Infatti prediligo vendette e sbranamenti coatti.
Non capisco il significato di certi comandamenti. Infatti prediligo vendette e sbranamenti coatti.
Il cammino che compii è biblico e difficilmente ripetibile visto che i
mutandoni erano a forma de falco.
Narrando questa storia epica mi viene voglia di mettermi a pisciare
verso l’Universo però, seriamente, la strada era complicata nonché pregna di
trabocchetti. Quando arrivai a metà del tragitto mi chiesi quale strumento
sapesse aiutarmi a trovare King Kong. La mente di un plesiosauro evita Gigliola
Cinguetti ma cerca sempre di arrivare là dove King Kong è sovrano indiscusso. Quindi
corsi alla Lewis verso quel luogo peninsulare chiamato Abominio 7° Dan Jurassic.
Alla confluenza di determinati vincoli
mi bloccai riflettendo sulla sedia appartenuta a Cheope Cinguetti: come
Velociraptor sono giunto qui per defenestrare le vecchie scimmie urlatrici
africane dal podio continentale.
martedì 6 novembre 2012
martedì 26 giugno 2012
L'EPOPEA DI DALLAS
Orbene, posso confutare coloro che, senza premeditazione, hanno distillato l’attenzione di Dio sottoscritto dall’estrapolare concetti sublimi circa alcune teorie ancestrali e tendenziose. Quale assurdità mai è succeduta da che il difetto in questione principiò nell’anno 2007 mese novembrino giorno 7 di gloria Rominesca?
I fratelli Nottingham hanno sentenziato tre faziose congetture; premetto che nella solitudine di codeste affermazioni gioisco non poco, poiché mi sento profondamente clemente nonché sovrano. La prima falsità così recita: l’Iddio Romino non è contemplato dagli sceriffi della foresta, onde per cui non esiste.
La seconda sciagurata premessa si giace nella flatulenza assoluta di costoro: nulla può Romino l’effimero contro Chuck Norris; da cotale oscenità discende la falsità secondo cui me medesimo viene paragonato al redivivo karateka statunitense villoso. “Statte quèto” è la terza ignominia dell’uomo mortale.
Fu così, allorquando ogni cosa era stata concepita esaurientemente, che mi diressi laddove i gemini ostentavano la loro rusticità finta e malversa. Sciocchini e sicuri del fatto loro, codesti conversavano ignorandomi con un tale ostracismo da lasciarmi interdetto; il bivacco contava male i tre passi che mi separavano dalle giuste afflizioni che avevo in mente. “Povero illuso” confabulavano sorridenti i tre albionici illudendosi di poter fendere le mie ragioni. Cominciai dal terzo: agganciai Putiferio 7 al martello pneumatico di Nonno Astuccio dopo di chè esclamai: “Statte quèto tu! Cò chi cazzo parìi?” e ciò detto sobillai con l’ardito manufatto ‘Demone venturo”, colui che ozia sui bollini Mulino Bianco. “Iardi nò poco sti tre cialtroni accussì se ‘mparano a farse gli cazzi loro!”. Al che il demonio sfregò Putiferio 7 sull’aculeo inguinale ed emise una dilagante strage con miasmi ribollenti e flatulenti. Terzo cimelio prediletto di quella che fu la morte rapida che si abbatté su di loro divenne, ostentata da augusti sovrani decaduti, la mia unica fonte di gloria incontrastata: David Gnomo.
Iscriviti a:
Post (Atom)

